Da dieci anni il processo di integrazione ha subito una straordinaria accelerazione dal punto di vista economico: con il raggiungimento del mercato comune prima e dell'unione economica e monetaria poi, gli stati membri si sono volontariamente privati di poteri sovrani in campi ritenuti fino ad ora cruciali (quali quello monetario) per delegare all'Unione poteri sempre più importanti. Nello stesso periodo, l'UE ha rappresentato per gli stati dell'Europa centro-orientale e balcanica, che si affacciavano alla democrazia, un polo di attrazione non solo economico, ma politico e ideale, fondamentale.
Il risultato di questi due fenomeni è stato una "sovraesposizione" dell'Unione, che ha allargato le proprie competenze a nuovi fondamentali campi dell'agire politico e, contemporaneamente, il proprio raggio d'azione a nuove aree geo-politiche. Tutto ciò è stato fatto grazie al serbatoio di successi economici e politici che l'UE aveva accumulato in passato, ma ha rischiato di appesantire una struttura politica ancora giovane, assai fragile ed incerta, mettendone a repentaglio l'esistenza stessa. Può sembrare paradossale, ma l'UE rischia di soccombere schiacciata dal proprio successo. |